Massima traccialbilità e riduzione ai minimi termini dell'uso del contante rendendo "obbligatoria per chi svolge attività commerciale la postazione Pos per accettare bancomat e carte di credito". E' la proposta di Milena Gabanelli per
combattere l'evasione fiscale, avanzata sul Corriere.it.
Ma come fare a rendere preferibile un pagamento tracciabile? "Applicando a tutti i prelievi e depositi di contante una
tassa del 33%, che però viene contemporaneamente restituita sotto forma di sgravio fiscale, per i primi 150 euro al mese a testa, quello che serve cash per le piccole spese quotidiane, come l’autobus, il giornale o il parcheggio. Sono 50 euro che ogni cittadino, ogni mese, ha in più se è stato così bravo da pagare tutto in modo tracciabile."
La giornalista conclude il proprio intervento "ricordano" ai lettori che "solo tre categorie umane non possono fare a meno del contante: lo
spacciatore, il
delinquente, l'
evasore".
L'idea lanciata della curatrice di Report fa discutere e c'è chi (come Tosti su
Italia Oggi, Famularo su
Linkiesta.it, Borghi su
Il Giornale), definendo
talebana,
antipatica, illusoria la proposta, aggiunge a coloro che non possono fare a meno del contante la categoria umana della
gente onesta.
La tracciabilità evoca scenari da Grande Fratello; l'acquisto di un chilo di pane col bancomat in Italia sembra fantascienza; tassare versamenti e prelievi in banca non ha effetti contro gli evasori perché i soldi in nero non transitano dalle banche ma costituiscono un circuito parallelo che si autoalimenta. Sono solo alcune delle obiezioni sollevate.
Eppure buona parte del "sommerso" in Italia è costituito dalle piccoli transazioni quotidiane e il
tetto dei 1000 euro per i pagamenti in contante introdotta dal governo Monti per combattere l'evasione è facilmente aggirabile.
Il sommerso vive di contante, è possibile farlo emergere cambiando le abitudini degli italiani?
Tassare il contante per combattere l'evasione fiscale può essere una soluzione?