Durante l’estate appena trascorsa le
quotazioni dell’oro hanno raggiunto livelli record. Bene rifugio per eccellenza, gli investitori puntavano al giallo minerale per tutelarsi dal rischi
inflazione e dei debiti sovrani.
Ma da tre settimane, all’incirca dal 6 settembre, il vento è cambiato. Da 1.921 dollari l’oncia, l’oro è precipitato a 1.660 dollari.
Il ribasso ha numerose cause. La prima va trovata nella
scarsità di liquidità che affligge i mercati. Inoltre la
frenata dell’economia mondiale – che sembra coinvolgere anche i paesi emergenti – ha ridotto il rischio inflazione. Dunque è inutile immobilizzare denaro nei lingotti (che danno guadagni di capitale, ma non reddito). Naturalmente la volatilità dei mercati è presente anche sulle quotazioni dell’oro. Non son esclusi futuri rimbalzi legati all’
apprezzamento dell’euro nel caso del varo del piano salva Stati.
Su futuro sul tavolo degli analisti sono presenti due ipotesi. La prima prevede l’avvio e il successo del piano per l’euro, con l’economia mondiale che ripenderà a crescere e le quotazioni che si attesteranno ai
livelli pre-estivi. Nel caso d’insuccesso degli interventi di salvataggio – e questa è la seconda ipotesi – torneranno le turbolenze dei mercati, con gli Stati vicini al default. E le quotazioni dell’oro supereranno, con tutto probabilità, nuovi
record.
Gli analisti di Citigroup non hanno dubbi: prevedono l'oro, presto, a 2.000 dollari l'oncia e a 2.500 dollari entro il 2013.