Il declassamento del debito sovrano dell'Italia da A2 a A3 deciso nella notte dall'agenzia di rating Moody's è dovuto a una serie di fattori. Innanzitutto "l'incertezza sulle prospettive di
riforma istituzionale nella zona euro e le deboli
prospettive macroeconomiche in tutta la regione, che continuerà a pesare sul mercato già fragile fiducia". Ci sono poi "le sfide italiane nella
finanza pubblica, in particolare il grande stock di
debito e gli alti costi dei finanziamenti, così come il
deterioramento delle prospettive macroeconomiche del paese".
C'è poi il rischio significativo "che il governo non raggiunga i suoi obiettivi di risanamento del debito pubblico dato che nel Paese c'è una marcata e strutturale
debolezza economica". Moody's mantiene l'outlook negativo sull'Italia in quanto "le condizioni economiche e di finanziamento" potrebbero peggiorare in conseguenza di un deterioramento della crisi del debito dell'area dell'euro.
Le varie
riforme introdotte dal Governo Monti per Moody's "richiedono tempo perché riescano a centrare gli obiettivi, che al momento sono difficili da prevedere". Inoltre la combinazione di alto debito e bassa crescita sottopongono l'Italia e i suoi
titoli di Stato ad un'alta volatilità aumentando i rischi. Moody's riconosce a Monti, ma anche al governo Berlusconi, il merito di aver creato negli ultimi anni un avanzo primario, ma ci sono molte difficoltà per raggiungere quel 5% del Pil di avanzo primario che servirebbe ad abbassare al 60% il debito nei 20 prossimi anni (serve il 3% ogni anno) ed avere una crescita solida.
Se i modi in cui il rating del debito sovrano del nostro Paese potrà peggiorare sono noti, Moody's indica anche alcune ricette per migliorare la nostra situazione. Che sono anche molto semplici, quasi banali: servirebbero innanzitutto una
riforma economica e fiscale, e poi una riduzione del debito pubblico.