Su dieci italiani,
uno si mangia da solo la
metà della torta, lasciando l'altra metà agli altri nove. E' l'immagine della
distribuzione della
ricchezza nel nostro paese che emerge dal rapporto della
Banca d'Italia sui
bilanci delle famiglie appena pubblicato. La fotografia si riferisce al 2010 ma i numeri rivelano una tendenza ormai consolidata: la
disuguaglianza tra ricchi e poveri è in costante
aumento.
Tra
tutti i numeri forniti da Bankitalia sono due quelli che colpiscono più degli altri:
• 45,9%: è la quota della ricchezza netta del paese posseduta dal
10% delle famiglie più ricche. Nel 2008 era il 44,3%. Il che significa che la concentrazione la
ricchezza si concentra sempre più
nelle mani di pochi.
• 14,4%: è la quota dei
poveri, considerati come chi vive con meno della metà del reddito medio (più precisamente "mediano").
Un punto percentuale in più rispetto al 2008. Tra i cittadini
stranieri la quota schizza al
40%.
Sempre più lontani dall'Europa
Inoltre il Belpaese si sta progressivamente staccando dall'Europa per avvicinarsi all'America centrale e settentrionale dove le differenze economiche sono sempre state più marcate. Nell'Unione Europea risultano
più diseguali di noi solo il
Portogallo e l'
Inghilterra. D'altronde in questi paesi il welfare - uno stato sociale che ridistribuisce la ricchezza
sotto forma di servizi pubblici - è molto ridotto o in alcuni casa manca del tutto.
Coincidenza vuole che dall'altra parte dell'oceano, proprio il presidente
Obama, nel suo discorso sullo stato dell'Unione (
video), reclama una maggiore
uguaglianza sociale e dichiara "potete anche chiamarla
lotta di classe, se credete, ma chiedere a un miliardario di pagare in tasse come minimo lo stesso della sua segretaria è semplicemente una misura di buon senso".
I grandi patrimoni fanno la differenza
Il termometro della diseguaglianza si chiama
coefficiente di Gini. E' un indice che misura la
distribuzione della ricchezza (cioè redditi e patrimoni) all'interno di una popolazione e oscilla tra due
valori estremi (e perciò inesistenti nella realtà):
• il valore
0 indica il
massimo dell'uguaglianza, cioè ogni soggetto possiede la medesima quota di ricchezza;
• il valore
1 indica il
massimo della disuguaglianza, cioè un soggetto possiede tutta la ricchezza nazionale e gli altri nulla.
Attualmente in
Italia questo indice è allo
0,62, in crescita rispetto alle precedenti rilevazioni. Ma è interessante è notare che, se ci si limita solo ai
redditi, l'indice Gini scende allo
0,33. Cioè la differenza tra redditi alti e bassi è molto meno accentuata. Il che significa che la
forbice tra ricchi e poveri è data dai grandi
patrimoni molto più che dal lavoro.
Una considerazione si impone: se il prelievo fiscale è uno dei principali veicoli per distribuire la ricchezza, un'
imposta patrimoniale, magari progressiva in base all'entità del patrimonio, oltre a creare un
imponente gettito fiscale per le vacillanti casse dello Stato,
attenuerebbe le disparità economiche in Italia più di un intervento sulle
aliquote fiscali. Come sempre, basta volerlo.
(A.D.M.)