Principio attivo versus farmaco 'griffato'. L'emendamento della spending review che riguarda le modalità di prescrizione dei farmaci ha dato filo da torcere al governo. Pressioni e polemiche sul provvedimento si sono concluse con un
compromesso: nel testo presentato dal governo - che
ha ottenuto la fiducia nell'Aula del Senato e ora passa alla Camera - infatti, il medico ha sempre l'
obbligo di indicare nella ricetta il
nome del principio attivo ma ha anche "
la facoltà di indicare la denominazione di uno
specifico medicinale a base dello stesso principio attivo". L'indicazione del medico sarà 'vincolante' per il farmacista se accompagnata, con una "sintetica motivazione, dalla
clausola di non sostituibilità del prodotto prescritto".
Nonostante il passo indietro operato da Palazzo Chigi rispetto alla prima stesura, che obbligava a indicare il principio attivo in ricetta
anziché il farmaco di marca, l'industria farmaceutica e la Federazione Italiana dei Medici di Famiglia levano gli scudi contro il provvedimento. Insomma, nonostante
lo zucchero, la pillola non scende: è
un "blitz" che "stermina le fabbriche" e "che avrà come conseguenza la perdita di quasi 20mila posti di lavoro" secondo il presidente di Farmindustria; "E' una norma inutile, che crea confusione" sostiene il segretario nazionale della FIMMG.
Ma il provvedimento non piace neanche alle
associazioni di consumatori. Altroconsumo non ha dubbi: la
lobby dell'industria farmaceutica ha avuto la meglio, e spiega le ragioni del disappunto in un comunicato: "i medici continueranno a poter prescrivere i farmaci con il nome commerciale; i cittadini, purtroppo, saranno indotti a pagare per avere proprio quello,
spendendo in più una media di 2 euro a confezione per la stessa efficacia terapeutica. Il medico non è più obbligato a indicare nelle prescrizioni il principio attivo al posto del nome commerciale del farmaco, ma può
indicarli entrambi. Il risultato più probabile è che tutto resti immutato e che la
quota del prezzo dei farmaci a carico dei cittadini continui ad aumentare."
Il freno posto fino a oggi alla divulgazione dell'esistenza di alternative altrettanto efficaci alla scelta del farmaco 'griffato' ha fatto sentire i proprio effetti, con una crescita costante della
spesa farmaceutica pagata direttamente dai cittadini, che ha segnato nell'ultimo anno
+13%.
A conferma degli interessi che muove il pianeta farmaci, un dato allarmante giunge da un recente rapporto di Bruxelles: tra tutte le categorie di
articoli contraffatti bloccati dalle autorità doganali lo scorso anno, la classifica è guidata proprio dai farmaci (24%).