Quella di gennaio è stata una
svolta a suo modo
epocale nel rapporto tra
fisco e banche e in ultima analisi tra fisco e contribuente. La cosiddetta
manovra salva-Italia, varata prima di Natale dal governo Monti, ha regalato una bella arma alla
lotta all'evasione rendendo automatico il
controllo dei conti correnti. Da quest'anno gli istituti di credito comunicano regolarmente all’Agenzia delle Entrate le movimentazioni relative a rapporti e operazioni finanziarie di
tutti i clienti. In pratica inviano
al fisco una copia di tutti i nostri
estratti conto e ogni altra informazione utile ai controlli.
A un mese di distanza dall'entrata in vigore del nuovo regime ecco una
piccola consolazione per chi vede questi controlli come un'intollerabile violazione del
segreto bancario. La stessa Agenzia delle Entrate precisa che le informazioni fornite dalle banche
non costituiscono "presunzioni di reddito", cioè non vengono usate con le stesse finalità del
redditometro (che resta uno strumento separato) ma servono "solo" a indirizzare i controlli preventivi.
In parole povere,
il fisco non potrà attribuire automaticamente dei redditi non dichiarati sulla base delle
movimentazioni dei conti. Le informazioni raccolte serviranno (eventualmente) a innescare ulteriori indagini. Solo a quel punto potranno essere incrociate con gli altri dati che arriveranno (anche) dal
redditometro. Insomma due strade diverse.
Perquisizioni "a tappeto"E' una forma di tutela per il contribuente ma non cambia di molto la sostanza. Che è quella di un nuovo
grande potere di indagine sull'archivio dei depositi bancari. Finora il fisco non poteva consultare liberamente questo archivio: l'accesso gli era consentito solo per ottenere ulteriori prove nel corso di indagini finanziarie già avviate e nella maggior parte dei casi era necessaria un'autorizzazione specifica.
Con le nuove regole invece l'Agenzia delle Entrate può raccogliere
informazioni "preventive" e formare liste di controllo. I dati dell'archivio non serviranno più come conferma di comportamenti evasivi già indagati ma serviranno da
innesco alle indagini stesse.
Fa una bella differenza. E' come se la
polizia, alla ricerca del colpevole di un delitto, potesse
perquisire liberamente le case di tutti i cittadini e non fosse più costretta ad avere un mandato specifico per il singolo indiziato.
In questo modo l’amministrazione tributaria ha accesso diretto ai dati contenuti in circa
40 milioni di conti correnti. Informazioni strategiche per scovare i potenziali
evasori. L'obiettivo generale della lotta all'evasione è recuperare i circa
120 miliardi di euro (in media 3mila per ogni contribuente italiano) che vengono sottratti al fisco. Una cifra che da sola basterebbe a pagare gli interessi su tutto il nostro debito pubblico
Lotta all'evasione vs segreto bancarioProprio la necessità di colmare almeno in parte la voragine dell'evasione fiscale ha spinto il governo a introdurre una misura così "invasiva" come il
controllo a tappeto dei conti correnti. E ad
abolire di fatto il segreto bancario.
Ovviamente questa misura ha i suoi sostenitori e i suoi critici . Una buona sintesi si trova nelle parole del Garante italiano per la protezione dei dati personali, Francesco Pizzetti: "mi piacerebbe che il paese fosse consapevole del
costo altissimo ma necessario che questa misura rappresenta. Per la lotta all’evasione
stiamo rinunciando allo stato di diritto".
(A.D.M.)