Avremo l'
euro del
nord e l'euro del
sud. O meglio sarebbe dire l'euro dei
ricchi e l'euro dei
poveri. L'Europa è un continente a due velocità e una
moneta unica non può più reggere. Sono sempre di più coloro che - anche nella stanza dei bottoni - sono convinti che la vera soluzione per
uscire dalla crisi finanziaria è lo
sdoppiamento dell'euro. Dalle ceneri della moneta unica nascerebbe il "
Neuro" e il "
Seuro", ovvero due distinte valute per i paesi del nord e del sud Europa. Anche se in realtà, più che la latitudine geografica, la distinzione seguirà il
rating di affidabilità e la forza delle diverse economie.
Manco a dirlo, l'
Italia entrerebbe nell'area dell'
euro povero, in compagnia di paesi come
Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda, Cipro, Malta. Tutti Stati con una situazione dei conti traballante se non drammatica. Dall'altra parte, dotati dell'
euro ricco, i paesi forti: innanzitutto
Germania, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Austria e Finlandia, tutte economie con "
tripla A", cioè il giudizio di affidabilità massima. In forse le economie emergenti dell'attuale unione monetaria (Slovenia, Slovacchia ed Estonia) e soprattutto la
Francia, attualmente con rating massimo (AAA) ma in odore di declassamento.
Una spinta per le economie Seuro e una liberazione per quelle NeuroMa che
vantaggi ci sarebbero dalla scissione dell'euro? E soprattutto per quali delle due aree? I benefici sarebbero fondamentalmente due:
• per l'area
S-euro, la
svalutazione delle moneta che porterebbe un
rilancio delle esportazioni (i prodotti italiani, spagnoli o greci costerebbero meno) e dell'economia;
• per l'area
N-euro, la
perdita della "zavorra" e dei conseguenti salvataggi delle economie in crisi, che impongono sacrifici anche ai paesi che ne avrebbero meno bisogno.
Come sostiene Hans Olaf Henkel, ex presidente della Confindustria tedesca, intervistato dal
Corriere della Sera, "l'area Seuro potrebbe stampar moneta, rendere più competitive le sue esportazioni e rimettere a posto i bilanci fuori dalle maglie strette del supereuro attuale". Un
atterraggio decisamente più
morbido rispetto all'ipotesi di
ritorno alla lira, alla peseta o alla dracma.
Certo, i rischi ci sono. Il principale è la
forte concorrenza interna che si creerebbe: "se la moneta unica fosse stata divisa nel 2009 - calcola David Bloom di Hsbc, uno dei più grandi gruppi bancari del mondo - il supereuro varrebbe oggi
1,79 contro il dollaro mentre il minieuro arrancherebbe a
1,1 rendendo molto più convenienti le merci di Italia & C". Uno "spread" competitivo che potrebbe far esplodere la stessa unione monetaria.