C'era una volta il
monte di pietà dove le persone in difficoltà economiche andavano a "impegnare" oggetti di valore più o meno grande per ricavarne
contanti. Una prima forma di
microcredito. Ora non esistono più e ottenere
finanziamenti sui canali ufficiali è un'impresa sempre più difficile perché le
banche, in crisi di liquidità, hanno
chiuso i rubinetti. Prima di arrivare al rimedio estremo degli
strozzini (molto spesso peggiore del male) sono sempre di più quelli che giocano l'ultima carta vendendo i
gioielli di famiglia per fronteggiare i problemi finanziari urgenti, pagare il mutuo o le
bollette o anche solo fare la spesa.
E' dovuto a questo il
boom dei "
compro oro", i negozi che acquistano preziosi e gioielli. Sono
quintuplicati in meno di 2 anni e hanno un giro d’affari che supera ormai i
3 miliardi di euro l’anno. I dati vengono dal rapporto Italia 2011 dell'Eurispes. A spingere alla vendita c'è anche l'andamento delle
quotazioni dell'oro che, come classico
bene-rifugio, è ora
ai massimi storici (
43,34 euro al grammo contro i 16 di 5 anni fa).
Da sapere prima di vendere
Un boom generato anche da una normativa dalle maglie larghe:
non si paga l'Iva perché l'attività è considerata "
di rottamazione". Il registro di carico e scarico merce è l'unica "prova" del passaggio di proprietà dell'oggetto preso in carico. E l'unico obbligo di legge, la registrazione dei
dati del venditore, spesso viene ignorato.
Inoltre non illudetevi di sfruttare la alte quotazioni. Chi vende è quasi sempre in forte difficoltà economica e ha ben poco potere contrattuale, quindi finisce per accettare prezzi bassi. Inoltre l'
oro ritirato dovrebbe essere
fuso per legge ma questo
non avviene sempre. Spesso, invece, gli oggetti di maggior pregio sono reimmessi in commercio, con
margini di guadagno maggiori.
Da più parti si chiedono regole più stringenti di questa attività e
maggiori garanzie per chi vende il proprio oro. "Ai consumatori - avverte Rossella Miracapillo, segretario generale del Movimento Consumatori - possiamo dare alcuni
consigli:
• fidarsi solo dei venditori che richiedono i dati, fornendo la carta d'identità per lasciare traccia dell'avvenuta vendita;
• confrontare il prezzo di cessione dell'oro in più punti vendita (si possono trovare sostanziali differenze di prezzo d'acquisto tra un punto e l'altro)".
Infine una
curiosità riportata sempre dal Rapporto Eurispes: la
corsa all’oro del terzo millennio si incentra non tanto sull’estrazione quanto sul
recupero del metallo prezioso da prodotti di largo consumo: le
schede madri dei pc sono
il più ricco giacimento di seconda mano (attraverso un complesso procedimento si ottiene oro purissimo) e dai
telefonini si può recuperare una discreta fortuna (da 1 milione di cellulari si ricavano
37,5 chili d’oro, 386 d’argento e 16,5 di palladio).
(A.D.M.)