La
competizione e il
giudizio degli altri sono le fonti di stress che maggiormente segnano in modo negativo la nostra vita professional. Oltre che la nostra salute. Per questo motivo,
nella classifica di
CarreerCast, società americana specializzata in ricerche e offerte di lavoro, che considera
i 10 lavori più stressanti troviamo, nell'ordine: il soldato, il pompiere, pilota civile, il generale dell'esercito, il poliziotto, il coordinatore di eventi, il responsabile delle pubbliche relazioni, il dirigente di azienda, il fotoreporter, il tassista.
Lo stress ha preso un posto ingombrante nelle nostre vite lavorative e si è insinuato persino tra professioni un tempo considerate rassicuranti e appaganti.
Ma colpisce in modo diverso uomini e donne. Una spiegazione la fornisce il risultato di un recente sondaggio di
Captive Network svolto coinvolgendo 673 professionisti, dal quale emerge che, complessivamente
gli uomini sono più contenti sia al lavoro (+25%) che a casa (+8%) rispetto alle donne.
Rispetto alle colleghe, gli uomini sono più inclini a
concedersi brevi pause durante la giornata di lavoro. Con uno scarto del 35%, i lavoratori ammettono di concedersi
momenti di relax; mentre la differenza passa al 25% rispetto alle colleghe, quando si tratta di dedicarsi ad
attività personali, nella fattispecie: pausa pranzo(+5%), giretto(+7%), esercizio fisico(+8%), pausa sigaretta (+11%), sesso (+11%).
In sostanza, i lavoratori maschi sanno conseguire ottimi risultati nella conciliazione tra lavoro e vita privata (
work life balance), mentre le donne ne fanno maggiormanete le spese.
Il livello di stress, infatti, aumenta considerevolmente sotto l'altra metà del cielo, con gravi ripercussioni anche sulla salute. Secondo una recente ricerca, promossa dal Brigham and Women's Hospital, che ha coinvolto 22mila donne infatti la popolazione femminile è più esposta ai rischi di un lavoro stressante che, nel 70 per cento dei casi, causa loro un
attacco di cuore nel corso della vita.
Dal punto del
work life balance, l'Italia, se paragonata alla media europea, ha ancora molta strada da fare per la creazione di una cultura che consenta alle donne l'accesso a risorse quali l'
uso del tempo.
In molti casi infatti si dimentica che il
più sommerso dei lavori, è proprio quello che si svolge all'
interno delle pareti domestiche, e che ricade per tre quarti sulle spalle del
gentil sesso, indipendentemente dalla loro condizione occupazionale. Secondo l'
Istat, l'indice che misura l'asimmetria nella distribuzione delle ore allocate ai lavori domestici e di cura è sempre elevato, anche nei casi in cui la donna è l'unica percettrice di reddito (64%) e arriva ad un massimo dell’84% quando la donna non percepisce redditi.
Rileva ancora l'Istat: "Il
tempo di lavoro totale è pari alla somma del tempo dedicato al lavoro retribuito e di quello dedicato al lavoro familiare.
Il tempo di lavoro totale delle donne lavoratrici è più alto di quello dei loro partner. In presenza di figli il divario cresce: le madri occupate complessivamente dedicano al lavoro 9h28' a fronte delle 8h17' dei padri".